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La depressione post-partum

 

II termine depressione post-partum si riferisce ad un episodio depressivo, non psicotico, che inizia o si estende nel periodo post-partum (Cox, Murray, Chapman, 1993; O’Hara, 1994; Watson et al., 1984).

Spesso, questo stato di malessere della donna, nel periodo del post gravidanza, viene definito, in modo generico, come “esaurimento nervoso”, come conseguenza della difficoltà ad affrontare la nuova condizione di vita. Questa definizione, poco pertinente, impedisce di dare la giusta importanza ad una difficoltà specifica della donna.

Dopo diverse definizioni attribuite a questo disturbo, studi più recenti hanno condotto alla definizione della depressione post-partum in base ai criteri diagnostici standardizzati per la depressione, che prevedono che la donna soffra di umore disforico e presenti, contemporaneamente, diversi altri sintomi, compresi disturbi del sonno, dell’appetito o disturbi psicomotori, affaticamento, eccessivi sensi di colpa e pensieri suicidi.

Infatti, per molto tempo, la nascita è stata percepita come uno stressor, a cui alcune donne forniscono una risposta inadeguata, indistinguibile dalla depressione clinica, che emerge in fasi diverse della vita. Solo negli ultimi dieci anni, gli psichiatri hanno considerato la depressione postpartum come un disturbo mentale classificabile (Yanko, Retzoni, Vetiano, 1996) e che presenta sintomi distinti e fattori di rischio che la distinguono da altri disturbi depressivi (Campbell, Cohn, Flanagan, Meyers, 1992).

Infatti, proprio la differenza sintomatologica tra le depressioni che compaiono dopo il parto e le depressioni che si presentano in altri momenti dell’esistenza, diventa oggetto di diversi studi.

Ad esempio, già dal 1968, Pitt evidenzia come le depressioni che si presentano dopo il parto siano “atipiche”, cioè caratterizzate da sintomi di tipo nevrotico, quali ansia, irritabilità o fobie, che tendono ad oscurare la depressione.
Successivamente, O’Rara e coll. (1990) ottengono poche conferme sulle differenze sintomatologiche tra i due disturbi, ad eccezione del dato che rivela che, a 3 settimane dal parto, le donne depresse gestanti mostrano livelli significativamente più elevati di sintomatologia depressiva, rispetto alle donne non gestanti.

Anche Whiffen e Gotlib (1993) trovano solo poche differenze tra i campioni di donne gestanti e non: ad esempio, le donne che presentano la forma di depressione post-partum tendono ad avere episodi di minor gravità (al contrario dei risultati di O’Hara et al., 1990) ed un miglior rapporto coniugale delle donne depresse non in gravidanza.

 

I criteri diagnostici del DSM-IV

(Manuale Diagnostico dei disturbi mentali)

 

La designazione “esordio specifico nel Postpartum” appare per la prima volta, nel DSM IV, dove è associato a vari disturbi affettivi, il cui esordio avviene nelle quattro settimane dopo il parto.

Inoltre, secondo il DSM IV (1994) i sintomi della depressione maggiore con inizio dopo il parto comprendono (almeno 5 dei seguenti):

  1. umore depresso, spesso accompagnato da gravi livelli di ansia;
  2. riduzione marcata di interesse o piacere per le attività;
  3. disturbi dell’appetito (di solito perdita di appetito o di peso);
  4. disturbi del sonno (spesso, insonnia e sonno frammentato, anche quando il neonato dorme);
  5. agitazione fisica o rallentamento psicomotorio;
  6. affaticamento, riduzione di energia;
  7. sentimenti di non valere nulla, o eccessivo ed inappropriato senso di colpa;
  8. ricorrenti pensieri di suicidio o di morte.

Tipicamente, i sintomi devono avere una durata minima (almeno una settimana) e devono produrre una certa compromissione della capacità di funzionamento della donna (Cooper, Murray, 1995; O’Hara et al, 1990).